La Suprema Corte di Cassazione, in una recente sentenza, ha rigettato il ricorso di un infermiera che lamentava il demansionamento in quanto costretta ad accudire i pazienti per le cure igieniche. Diverse sigle sindacali, per screditare l’azione di NURSIND, stanno battendo la grancassa a livello nazionale sostenendo la vacuità dell’azione di NURSIND. Paradossalmente, invece, questa sentenza, seppur negativa per la collega, ribadisce un concetto che ogni buon sindacalista dovrebbe oramai conoscere, ovvero che il demansionamento viene provato attraverso la ripetitività del gesto demansionante, ovvero attraverso LA PREVALENZA di quelle azioni che si sostengono demansionanti durante la normale attività quotidiana. Il NURSIND a Salerno, con mille difficoltà, sta dimostrando che la PREVALENZA era palese e impediva agli infermieri di lavorare secondo il loro profilo professionale. A chi spara a zero, cercando di fare terrorismo tra gli infermieri, rispondiamo che la Cassazione Civile, con sentenza Sez. Lav., 22 marzo 2025, n. 7683 – Risarcimento del danno da dequalificazione e demansionamento, ha riconosciuto in toto le istanze avanzate da NURSIND ponendo l’accento sulla fattispecie per cui il riconoscimento della PRVALENZA è la conditio sine qua non un ricorso può essere, o meno, accolto. Quindi, cari “sindacalisti”, fatevene una ragione, non riuscirete mai a fermare il cambiamento epocale che le migliaia di cause aperte in tutta Italia porteranno alla professione infermieristica e, forse, solo allora capirete quanto siete stati insensati.